Buoni pasto, il discrimine delle categorie omogenee
Un'azienda, composta da circa 150 dipendenti, eroga - esclusivamente ai lavoratori con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato - buoni pasto elettronici del valore di otto euro giornalieri. Tale azienda ha un regolamento aziendale interno, nel quale però non sono presenti indicazioni relative all'erogazione di benefit o al welfare aziendale; di conseguenza, non viene neppure individuata una categoria omogenea di lavoratori a cui tali servizi sono rivolti. Inoltre, l'azienda non adotta contratti "ad personam" per disciplinare l'erogazione dei buoni pasto. Nel caso in cui l'azienda abbia lavoratori in apprendistato professionalizzante a tempo pieno, ai quali non vengano concessi i buoni pasto, tale prassi è corretta oppure è possibile rivendicare la loro erogazione, basandosi sul principio che, in assenza di specifiche disposizioni aziendali comunicate ai lavoratori con atto scritto, i buoni pasto dovrebbero essere concessi a tutti i dipendenti?
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